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JOURNAL


Contenitore d’anima, grembo creativo dal valore antico e dal potere che cura.


Qui, l’immaginazione fiorisce nelle mani di donne liberate dal conformismo,anime che respirano bellezza e si nutrono di felicità luminosa.

L’arte, in questo spazio sacro, diventa voce:pensiero che danza col cuore, visione che si fa carne, parola, gesto.

È bellezza accentata, ricamata nei margini del quotidiano,a risvegliare un vivere spesso distratto dal proprio bisogno più intimo.

Puglia Bianca è terra di meraviglia,luce che ritorna agli occhi, carezza che sfiora l’anima, tempo che si allunga tra le mani.Il sorriso, qui, è un farmaco silenzioso:cura il mondo dalla sua stanchezza e gli insegna a sentire ancora.

Nei suoi dettagli — un intreccio di fili, un aroma, un colore —vive il brivido che tocca lo stomaco e consola l’invisibile.

È emozione smarrita e ritrovata,memoria dell’amore che salva e che trasforma.

Puglia Bianca è questo:un sussurro d’eternitàraccontato in forma, luce ed energia che guarisce.​

 

In questa società per dire chi siamo, siamo abituati a dire cosa facciamo.


Io mi sento più simile all'acqua, che a un lavoro. Dice più di me un abbraccio, che la mia laurea.

Nemmeno la mia età me la sento mia, perché forse sono più da spazio che da tempo.

Somiglio più alle luci subito dopo il tramonto, che ad un attestato. C'è più di me nei miei occhi che nella mia capacità di tenere i conti, programmare, organizzare.


Allora basta, allora dimmi chi sei quando nessuno ti vede. Dimmi se sei la stessa persona tra la gente e nella solitudine. Dimmi con che gesti ami, quale mondo ti stai impegnando a fare vivere, cosa invece ti occupi di spegnere, lasciar andare, guarire.


Oppure non dire niente e lascia che io ti guardi e che ti veda davvero. E ascolti lì chi sei: non nelle parole che hai imparato a dire di te, ma in quelle che hai silenziato e ti gridano dal corpo. Io le sento.


Gloria Momoli




 



Lolita Loo è una giovane artista visiva che gioca con l’estetica pop come fosse materia viva. I suoi lavori nascono dalla plastica — materiale simbolo della modernità effimera — ma raccontano un immaginario lucido, ironico, a volte disturbante, sempre profondamente attuale.


Attraverso icone consumate e colori sgargianti, Lolita reinventa il linguaggio dell’arte pop in chiave contemporanea, femminile e post-digitale. Le sue opere sono sogni sintetici e visioni plastificate che parlano di desideri prefabbricati, identità fluide, cultura di massa e corpo come superficie.


Con la collezione Synthetic Dreams, porta avanti una riflessione sull’artificio e la bellezza, sulla seduzione del falso e sul potere trasformativo dell’immaginazione. Le sue tele sono come specchi deformanti: fanno sorridere, ma anche pensare. Perché dietro ogni volto lucido e brillante, c’è una domanda aperta sulla società in cui viviamo.


Con Rosoni Riflessi, Lolita Loo rilegge in chiave pop e contemporanea uno degli elementi architettonici più iconici della Puglia: il rosone. Realizzati in materiale plastico lucido e colori accesi, questi lavori trasformano l’antica simbologia sacra in oggetti visivi che vibrano tra memoria e futuro. L’artista inserisce nelle composizioni dettagli fotografici della Puglia di un tempo — volti, paesaggi, scorci — creando una connessione poetica tra tradizione e artificio. I Rosoni Riflessi sono finestre sul passato rivestite di nuova luce, specchi di identità frammentate e ricomposte, che celebrano la cultura locale con uno sguardo ironico, affettivo e ultra-contemporaneo.


Lolita Loo non costruisce solo immagini, ma universi narrativi. Il suo è un linguaggio personale e riconoscibile, dove l’eccesso diventa stile, la plastica diventa carne, e l’arte torna a giocare, con serietà.

 
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